Esperienza non competizione


Noi tutti siamo esseri sociali, in quasi tutto quello che facciamo ci relazioniamo con gli altri, amici, coetanei, estranei parenti insegnati, datori di lavoro, colleghi, poiché viviamo in una struttura sociale. Non tutti però, esprimiamo il nostro essere sociali allo stesso modo.

Esistono dei codici che emergono attraverso i nostri discorsi, le persone che frequentiamo, il modo in cui parliamo o  reagiamo di fronte a situazioni particolari e, in generale, a quelli che consideriamo problemi.

In realtà, crescendo, si diventa un essere sociale, trattandosi di un processo graduale, sul quale passo dopo passo influiscono fattori tra cui l’educazione, la cultura e le persone con cui interagiamo.
Con l’inserimento nella scuola incomincia la vita di gruppo per il bambino e, di conseguenza, il cambiamento nel rapporto con gli altri. Fino a quel momento la casa e la famiglia sono il centro dell’universo del bambino, mentre con l’ingresso nella scuola comincia a confrontarsi con un gruppo più vasto, si mette alla prova, fa paragoni e, non ultimo in una società competitiva come la nostra, entra in competizione, appunto.

Tra i sei e gli otto anni, i bambini hanno la possibilità di verificare i propri interessi e le proprie capacità, con coetanei con i quali li condividono, anche nelle attività extrascolastiche. In questa dimensione specifica, lo yoga lascia ampio spazio alla creatività e alla fantasia, all’espressione di sé e alla condivisione delle esperienze, concede di applicare le singole preferenze, insegnando ad accettare e trasformare anche ciò che non ci attira. Non vi è nessun giudizio e nessuna competizione, ma rispetto e ricerca, nella pratica dello Yoga.

Al contrario di quanto accade in attività che per antonomasia sono competitive, che prevedono un premio finale, una vittoria e tante sconfitte, in cui dunque a contare è il risultato finale e non l’esperienza dell’azione in sé. In questo modo, i piccoli non riescono a entrare in contatto col piacere, se non quando e se vincono; non sviluppano le proprie potenzialità e nasce una sorta di rivalità che non permette loro di sviluppare in pieno la caratteristiche peculiari della loro età: la ricerca e la scoperta.

Lo Yoga insegna maggiore maggiore consapevolezza e, in questo caso, ai bambini, insegna l’appartenenza alla comunità e il rispetto per tutto ciò che la comunità include. Senza contare il loro sacrosanto bisogno di non fare nulla, di sognare ad occhi aperti, di ripensare e valutare le proprie esperienze.E questo accade grazie all’insegnamento della fase di rilassamento che lo Yoga porta con sé.

La mancanza di questo aspetto nella  vita conduce alla formazione di individui non in grado di far ricorso alle risorse interiori che rimangono bloccate in fase di sviluppo sviluppo. Genera situazioni quali l’iperattività anche in fase adulta.
Nella fascia di età tra gli otto e gli undici anni, poi, le caratteristiche sono la solidarietà tra coetanei, la separazione del loro mondo rispetto a quello degli adulti. I gruppi di differenziano per interessi comuni e per una maggiore comprensione delle emozioni e dei pensieri degli amici. Ci si confronta sul futuro, e e si tenta di chiarire chi si vuole diventare.

Per questo, il gioco di squadra senza vincitori né vinti, dove è la collaborazione e la cooperazione a prevalere sul risultato, assume un ruolo diverso in questa fascia d’età, ancora più preponderante. Grazie all’esperienza di appartenenza e di cooperazione, si rafforza la percezione di coesione ma anche la partecipazione a questa coesione in quanto individui e di conseguenza la consapevolezza di sé.

In quest’ottica, assume un’importanza fondamentale, l’approccio degli educatori, degli istruttori oltre che degli stessi genitori.  L’atteggiamento dovrebbe essere quello di sollecitare nei bambini l’importanza del gruppo ma, contestualmente, l’importanza dell’apporto individuale nel gruppo. E questo è un fondamento della pratica dello Yoga. Ciascuno di noi pratica relazionandosi con se stesso, non per imitazione. È, quest’ultimo, un concetto assai difficile da comprendere anche per gli adulti, proprio perché abituati fin da piccoli al paragone.

Non bisogna mai dimenticare che il fine unico di ogni esperienza è quella di imparare. Bisogna insegnare ai bambini a esplorare il mondo e trarne degli insegnamenti da applicare nelle cose quotidiane della vita.

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