Capricci per crescere insieme


Accompagnare un bambino nel viaggio di conoscenza di sé, comprendendone le perplessità, le gioia, il raggiugimento dei traguardi, è un mezzo di crescita anche per un adulto.

Ecco che, un po’ di Yoga o di tecniche di consapevolezza possono venirci in aiuto nei  momenti più impegnativi da condividere con i bambini. Questo vale naturalmente per ogni genitore, ma anche per gli educatori e le persone a cui è affidato il compito di insegnare loro un pezzetto di strada verso la mèta, inclusi gli istruttori e i cantastorie di Yoga e Junior yoga Club

I bambini spesso fanno domande difficili, manifestano emozioni forti, si esprimono  per mezzo di riflessioni profonde che mettono in crisi il mondo interiore dell’adulto, riuscendo a provocare reazioni forti. Sono in grado, senza tanti filtri e in modo mirato, a by-passare molti dei nostri paletti razionali, mettendoci gli adulti di fronte alla vera essenza di un’emozione.

Anni di yoga mi hanno svelato che molti degli insegnamenti più significativi hanno luogo in concomitanza con emozioni intense. se si riesce a osservarle da un’ altra prospettiva, perché è lì che ci si mette in gioco veramente. E come fanno i bambini a diventare le nostre guide spirituali, i nostri maestri interiori ? Con il capriccio, per esempio!

Il capriccio è potenza pura, ci pone di fronte ai nostri limiti, senza possibilità di scegliere. Tocca le nostre corde più tese e delicate, riesce a suscitare le nostre reazioni più varie e fantasiose, nel tentativo di fuga che operiamo. Ma per quanto un genitore (un insegnante, o un qualsiasi adulto a contatto con i bambini) sia allenato, comprensivo e paziente, se il capriccio combacia con un “momento no” della vita o o se è particolarmente intenso, lo scontro dal finale esplosivo è assicurato.

I capricci di un bambino cosa scatenano in un genitore? Rabbia , nervosismo, impazienza, rassegnazione, frustrazione, smuovono il nostro lato emotivo più profondo, quello più difficile da gestire, ma anche quello più doloroso. Anche un adulto soffre durante il capriccio di un bambino, perché ascoltare quell’esplosione farsi strada dentro di noi fa male, così, nella maggior parte dei casi, si finisce con il non voler interagire più con quel marasma emotivo che ci scatena dentro. E allora accade che si cede alla richiesta capricciosa oppure si punisce quella esplosione di rabbia generata dal rifiuto di una regola. Ma qualunque sia la scelta, spesso la si compie in maniera totalmente inconsapevole, negandosi così la possibilità di ‘crescere’ insieme al nostro bambino.

Il capriccio di un bambino altro non è che un modo per esprimere un’emozione , una richiesta, che spesso poco ha a che vedere con il contesto in cui si manifesta. Può essere ingenerata da una paura profonda o da una necessità di attenzione, dalla mancanza di sonno, da un disagio e via di questo passo.
Ignorare, ‘castrare’ questa esigenza crea confusione, distacco e alimenta la rabbia. È vero che temporaneamente ci tira fuori dai guai, ma va a discapito della libera espressione di uno stato d’animo. E non solo quello del bambino in questione.

Entrare in rapporto con le emozioni, viverle, lasciarsi permeare dalle stesse, comprenderne la sorgente è l’insegnamento profondo che porta con sé il capriccio, ed è compito arduo per la maggior parte degli adulti relazionarsi con questa dimensione intima e profonda. Ma senza l’ ascolto interiore del nostro mondo emotivo e il suo riconoscimento come possiamo imparare a riconoscere quello degli altri, tanto più quello dei bambini? Come facciamo a sostenerli nello sviluppo emotivo se noi per primi fatichiamo a restarci a contatto?
Molte tecniche di mindfulness – ad esempio- sostengono l’adulto in questo arduo compito, insegnano a rimanere concentrati con il presente riuscendo, con volontà e costanza di “allenamento”, a stare a contatto con con il tanto famigerato e speculato ‘qui e ora’.

L’impegno è totale e l’ambiente non sempre ci facilita nell’ascolto introspettivo; l’impresa è ardua, insomma, ma non impossibile. Occorre un atto di volontà, coadiuvato da una costanza ferrea, che entra nel quotidiano come lavarsi i denti.
L’ascolto del respiro, per esempio, è l’alleato più grande che Madre Natura potesse donarci per rimanere connessi con il presente e con ciò che davvero sta succedendo fuori e dentro di noi.
Riuscendo ad ascoltarsi e ascoltare, si resta sorpresi dalla quantità di nozioni, informazioni e lezioni nonché di spunti di riflessione che si trovano dentro il capriccio di un bambino.

Ciò ci permette di osservare noi stessi e il bambino, capricci inclusi, da un altro punto di vista.
Se , anche solo per un attimo, riuscissimo a non essere prede degli automatismi di reazione; se, respirando in modo consapevole, guardassimo a queste emozioni senza identificarci, saremmo in grado di ascoltare quello che il nostro bambino vuole comunicarci, potremmo andare oltre la richiesta e conoscerci sempre più profondamente. Ascoltando, riconoscendo e parlandone insieme, il capriccio può diventare un momento di crescita e di conoscenza non solo per i bambini.
Impegno, costanza, presenza richiedono fatica ma i bambini lo meritano. Esattamente come noi.

Serena Gutterez, Istruttrice Yoga, Specializzazione Yogalé
 

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