Insegnando, s’impara


Nell’esperienza dell’insegnamento con i bambini, spesso si ha la netta sensazione di non essere lì per insegnare ma per imparare o, quanto meno, ricordare.

Crescendo, quasi sempre, si perdono di vista due tra i più importanti “nutrimenti” dell’umana natura: la meraviglia (o meglio, la capacità di meravigliarsi) e l’immaginazione (o la capacità di immaginare). E proprio su questi due pilastri si fondano le classi di Yogalé. Si tratta di punti di partenza imprescindibili, da cui, grazie all’uso dell’immaginazione, è possibile muovere verso destinazioni sempre nuove, diverse e meravigliarsi per ciò che in questi luoghi si incontra.

Nella visione di Yogalé di “direttivo” esiste davvero poco, in realtà. La cosa fondamentale, per gli istruttori, è dare le indicazioni e poi lasciare che il flusso del gruppo trasporti tutti in quel “paese delle meraviglie” che è la fantasia. Anche gli stessi istruttori.
Osservando come ogni singolo bambino trasforma la postura che gli viene indicata, come la “vive” interiormente, come se ne appropria per renderla davvero efficace per se stesso, si è in grado di migliorare il proprio apporto ai singoli e al gruppo tutto.

Ciascun bambino contiene già in sé l’adulto che sarà ma spesso, il corso delle cose, le impronte delle generazioni che lo hanno preceduto e l’intervento degli adulti di oggi, ne modfica i tratti, allontanandolo (per un po’ o per sempre) dalla sua vera natura e portandolo laddove altri avrebbero voluto essere.

Osservare un bambino mentre si dà li permesso di essere ciò che è, senza sovrastrutture, senza il timore di venire giudicato, valutato, testato ha un valore formativo che nessuna scuola al mondo può regalare. A patto, naturalmente, di non intervenire sopraffatti dal sacro fuoco del “fare la cosa giusta”.

Ci sono età, luoghi, spazi e dimensioni all’interno dei quali la cosa giusta avviene da sé, è già lì presente, in realtà. Occorrono però saggezza e umiltà pure per rendersene conto e, pur restando presenti per aiutare in caso di necessità, evitare di arginare, amplificare o modificare il flusso di ciò che è. Non è affatto semplice, abituati come siamo a intervenire per cambiare o allontanare da noi ciò che non ci piace o trattenere ciò che ci piace. Ma con un buon allenamento (che accade anche sul campo, proprio insegnando ai bambini), diventa possibile, almeno nella maggior parte de casi, restare e osservare.

Questo, al di là delle metodiche, degli strumenti, delle storie e dei passaggi che ciascuna scuola adotta, è un fondamento inalienabile per Yogalé: indicare la via (perché la conosciamo, avendola già percorsa) e poi camminare accanto silenziosamente.

Restare e osservare. Imparare, insegnando. Ricordare che da bambini (anche) a noi sarebbe piaciuto avventurarci nel “paese delle meraviglie” camminado sulle nostre gambe, scegliendo il nostro sentiero, spinti dalla nostra fantasia unica e accompagnati dalla rassicurante presenza di un adulto silenzioso e non giudicante, chiedendogli, di tanto in tanto, di spiegarci ciò che non era per noi comprensibile.

Anche questo è Yogalé.

(liberamente tratto dal libro “Yogalé – Lo Yoga spiegato ai bambini”)

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