Crescere, educatamente.


Lo yoga insegna ai bambini a rilassarsi, a concentrarsi, accresce l’autostima e placa l’aggressività, implementando vigore ed equilibrio.
Utile anche per prevenire i tipici problemi di disagio che insorgono nei primi anni, come bullismo, violenza, emarginazione, depressione o ribellione. Vari sono i fattori che inducono a questi comportamenti, sia nel contesto scolastico che a casa. Ma non è questo il contesto adatto per parlarne.
Donare ai bambini un ulteriore spazio all’interno del quale poter interagire con i coetani e imparare le regole della socializzazione in modo protetto è fondamentale.
Fondamentale è permettere ai bambini di comprendere il valore della regole così da poterne fare un uso corretto. Intorno ai sei sette anni, infatti, i bambini cominciano ad interessarsi ai giochi in cui ci si relaziona attraverso specifiche regole. Ad esempio, giocare a fare il medico richiede la suddivisione dei ruoli, seguire un progetto e un ordine. In questo modo, i piccoli uomini e donne confrontano le proprie idee e abilità, allargano le proprie conoscenze, moderano i propri impulsi, tengono conto delle esigenze degli altri e prendono in considerazione più soluzioni.
Durante i primi anni della scuola elementare aumenta anche la capacità di assumere dei ruoli e ha luogo un cambiamento nell’interazione e nella capacità di mettersi nei panni degli altri. Questa capacità è in parte correlata con la maturazione e con comportamenti morali quali l’altruismo, la sollecitudine, la disponibilità a offrire aiuto, a solidarizzare. Insegnare loro a comprendere il punto di vista dell’altro può essere utile per tutti quei bambini che faticano ad accettare la relazione gestita attraverso i ruoli.
Il metodo Yogalé insegna, attraverso la fantasia e il gioco ad assumere le varie posizioni tipiche dello hatha yoga, che permettono al bambino di immedesimarsi nell’animale/oggetto/persona cui fa riferimento. Il metodo si basa su regole yogiche facilmente comprensibili, quali la non violenza, la non offesa, la sincerità e il non mentire, la non avidità, il rispetto della natura e degli oggetti dell’altro, l’introspezione e lo studio di sè, la purezza intesa come fiducia, la bellezza della libertà dal desiderio egoistico.
In merito al bullismo, che in età scolare si manifesta in modo che molti bambini percepiscono come violento e soprattutto inaspettato, lo yoga insegna a moversi all’interno di una disciplina, fornisce delle regole di comportamento, abituando all’autogestione più che all’autocontrollo tout court e, per mezzo della pratica del rispetto, insegnerà ai “bulli” a trovare soddisfazione e a divertirsi in modi più costruttivi e accettati, ad esempio canalizzando le energie verso attività non violente. Dall’altro canto, vi sono i bambini “vittime” di tali atteggiamenti, che di norma sono derisi poiché dai loro atteggiamenti traspare insicurezza, che reagiscono in d’impulso e sotto l’effetto della paura, trovandosi a esprimersi nel modo sbagliato al momento sbagliato.
Qui, la pratica dello yoga aiuta a sviluppare autostima, attraverso il linguaggio del corpo, con una postura più eretta, un passo più sicuro, garantendo miglioramenti visibili in poco tempo, un tono della voce sicuro che può essere rivelato attraverso la ripetizione dei mantra o, più semplicemente, di parole che abbiano un’accezione positiva. Si impara l’importanza del silenzio e il modo in cui sfruttarlo al meglio, come ad esempio per riflettere prima di parlare o per prendere fiato ed esprimersi con maggiore chiarezza.
Una delle regole principali dello yoga è non rispondere agli insulti o alle provocazioni, restando centrati e stabili nella corretta percezione di sé. Quante volte un insulto è esternato semplicemente per il gusto di attaccare e provocare le reazioni dell’altro? Attraverso lo yoga, il bambino può imparare a conoscere i propri limiti (che non hanno mai comunque un’accezione negativa) ed accettarli come parte di sé, utili come strumenti di crescita ed evoluzione, come parte della propria vita. Il giudizio del prossimo non ha alcuna importanza se al bambino si insegna la bellezza dell’unicità del proprio essere.

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